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Vincenzo alchimista dentro | Ritratti di strada

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In una calda mattinata d’estate lui si presenta, sempre lì sulla panchina, in quel giardino già di fronte alla stazione. Piomba letteralmente su quel poco di spazio franco al centro. Si era appena liberato, casualmente, magia di un invisibile, quasi a volergli fare posto fra di noi pur disgraziati. Ha gli occhi spiritati, è furioso, ringhia come un cane e sbuffa come un toro pronti all’attacco. Dice di non dormire da due giorni, dice di essere braccato, inseguito, condannato a morte, per aver parlato, per aver scritto, per aver pubblicato, ciò che andava taciuto, secondo loro.  Lui è Vincenzo, è già uomo adulto, è spaventato.  É convinto che gli abbiano assassinato la famiglia, madre, padre, sorella, cugini.  É convinto che sia colpa sua per aver detto pubblicamente ciò che sentiva di dire. É distrutto, è spaventato, è incazzato, vuole vendicarsi. É pieno di dolore, è terribilmente solo, vuole solo piangere.  Vuole tornare a casa, ci sta tentando da giorni. I tanti b...

Francesco pigliatutto | Ritratti di strada

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Si presenta un giorno, non l’abbiamo chiamato.   Si ferma a mangiare, non l’abbiamo invitato.   Si piglia tutto , non glielo abbiamo offerto.   Si presenta come vive, con il lamento sulle labbra, costante continuo e incessante.     Lui è Francesco, e sostiene d i essere per strada. Senza soldi. Senza affetti. Abbandonato da tutti, amministrazioni comprese. Non ha lavoro. Non lo trova, ovvero, nessuno glielo vuole concedere, nessuno glielo vuole dare, è fuori età, ha cinquantasei anni. E si lagna.     Si lagna dell’ingiustizia, è discriminante, lui vuole un lavoro, ma di quelli seri. Lui vuole un contratto, a tempo indeterminato. Lui vuole alloggio e vuole da mangiare, non è dignitoso vivere per strada, non avere nulla. E si lagna , che paese ingiusto!     Non si rende neanche conto che quelle stesse lagne le spende in faccia a quell’altro, non italiano, della stessa età, lavoratore in nero e assai richiesto per la maestria, sottopagato la s...

Jarek soldato in fuga | Ritratti di strada

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Ama i cani più dell’ u omo, almeno sembra.    Ama la libertà più della vita, almeno ancora così sembra.    É in giro da molti anni e dorme in terra anche in casa, quelle rare volte in cui ne trova una da occupare temporaneamente. Lui non ama i letti, per niente comodi, gli danno solo il mal di schiena.   Lui è da solo, è così che ha scelto, è così che a lui piace, almeno sembra.     Lui è Jarek , pellegrino e mendicante , un tempo già soldato, è da lì che sa marciare, è da lì che è imbevuto di rigore e disciplina, quelle stesse che fanno della sua arte, il mendicare – o come dice lui, il chiedere - un vero e proprio lavoro...    lui sa gli orari   lui sa i punti   lui conosce le stagioni e i territori da toccare   per aumentare il suo guadagno. É preciso, è organizzato, è preparato, come lo zaino che porta in spalla, marchiano, pesante, e colmo di tutto ciò che a lui occorre, e a lei, la sua regina … Saba, il cane fedele e ...

Panás morto e risorto | Ritratti di strada

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La sua storia ha dell’incredibile e se non fossimo personalmente avvezzi a quel prodigio d i una cecità isterica gli daremmo del favolista. Ma è la vita, in cuore eccentrica, a cantare storie tra le più venuste, e già noi i protagonisti, e già lui il solo eroe della sua così bizzarra.     Perché lui è Panás , oriundo dell’Ucraina, già lì dichiarato morto, senza il diritto, nemmeno mezzo, di un ricorso in appello. Panás è un nome d’arte, unica voglia d i un orbato, quello all’anagrafe non è più il suo, è così che hanno voluto, è così che hanno preso. Rudchenko l’ha ispirato, il Panás già lì poeta di una terra sua natale. Un tempo ormai lontano il Panás qui primattore fu marinaio e pescatore di Granchi Reali della Kamchatka in quel d i un mare freddo di Barents, quando un bel giorno ebbe a scoprire di essere stato dichiarato morto da parenti sì persuasivi , per amor di un eufemismo.      Volaron mesi a seguire in cui, invana sorte, egli fece ogni tentat...