L'ultimo rifugio del pedone: perché il marciapiede non è una pista ciclabile
Ci sono mattine in cui la strada si trasforma in un teatro dell’assurdo, in una successione di momenti privi di senso solo in apparenza, dolorosa, folle, che fa ridere perché grottesca. Ma fa anche riflettere perché ci rivela il nostro profondo senso di inadeguatezza e radicale egoismo. L’altra mattina, a Sapri, per citarne una, un cortese e del tutto legittimo invito rivolto a un ciclista di restituire il marciapiede al passeggio del pedone e di traslocare la propria bici sulla carreggiata, un’attenzione ispirata dal buon senso e, laddove assente, dal Codice della Strada, ha innescato una reazione che definire sproporzionata è un generoso eufemismo. In un attimo, una serena passeggiata si è trasformata in una sonora bordata di pesanti ingiurie e colorite minacce di morte. E tutto ciò per aver ricordato il rispetto di un vivere insieme con grazia e giustizia. Viene da chiedersi quando esattamente le due ruote a pedali, mutando il sembiante, abbiano iniziato a brutalizzare i...