L'ultimo rifugio del pedone: perché il marciapiede non è una pista ciclabile

Ci sono mattine in cui la strada si trasforma in un teatro dell’assurdo, in una successione di momenti privi di senso solo in apparenza, dolorosa, folle, che fa ridere perché grottesca. Ma fa anche riflettere perché ci rivela il nostro profondo senso di inadeguatezza e radicale egoismo.


L’altra mattina, a Sapri, per citarne una, un cortese e del tutto legittimo invito rivolto a un ciclista di restituire il marciapiede al passeggio del pedone e di traslocare la propria bici sulla carreggiata, un’attenzione ispirata dal buon senso e, laddove assente, dal Codice della Strada, ha innescato una reazione che definire sproporzionata è un generoso eufemismo. 

In un attimo, una serena passeggiata si è trasformata in una sonora bordata di pesanti ingiurie e colorite minacce di morte. E tutto ciò per aver ricordato il rispetto di un vivere insieme con grazia e giustizia. 

Viene da chiedersi quando esattamente le due ruote a pedali, mutando il sembiante, abbiano iniziato a brutalizzare il buonsenso. Dante Alighieri, nell’Inferno, collocava gli iracondi nelle acque fangose e stagnanti dello Stige, intenti a percuotersi non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi. Se il Sommo Poeta avesse conosciuto la figura del ciclista da marciapiede in preda a un raptus d’ira, gli avrebbe sicuramente dedicato un girone esclusivo, in cui magari è costretto a camminare senza sosta, sospeso nel vuoto, con l’assillo di un mostruoso campanello ostinato, e pure stonato, a incalzarlo.  

Passeggiare sul marciapiede non dovrebbe richiedere di indossare il prezioso elmo d’acciaio di stampo teutonico per salvarsi dal tamarro della bicicletta in vena di scatenare la sua potenza di fuoco. Il marciapiede è l’ultimo rifugio del pedone, il luogo della lentezza, del pensiero errabondo, del passo distratto. Trasformarlo in un dominio delle due ruote e pretendere pure di aver ragione a suon di insulti e minacce, maltrattando la verità nella concessa immunità, non è solo un’infrazione, è una grave caduta di stile. 

La mobilità urbana e sostenibile, e la bici il suo cuore pulsante, pratica, giovevole, economica, è una conquista meravigliosa che non può prescindere dalla sostenibilità umana. Rispettare i pedoni e i loro spazi non toglie nulla alla libertà di chi pedala. Al contrario, aggiunge quella dignità e bellezza che nessun telaio, per quanto regale e maliardo, potrà mai regalare.

E allora, caro amico su due ruote, la prossima volta che qualcuno ti ricorda dove sta la carreggiata, un sorriso e una sterzata alla sua volta farà di te non solo un ciclista migliore, ma anche un cittadino più rilassato. Dopotutto, ordinatamente elargita, la strada appartiene a tutti, ma la maleducazione non dovrebbe essere di nessuno.


Sabina Greco



Un alieno che guida una bicicletta tra gli alberi in un bosco, con un'atmosfera magica e surreale.