L"incanto dell'imperfezione: tra abissi dell'anima e sentieri interiori

Se con perfezione intendiamo lo stato, la condizione, la qualità di ciò che è esente da difetti, impeccabile, moralmente irreprensibile, ne Le voci della perfezione di Rosi Lovisi non l’incontreremo. Ciò che invece si offre al nostro sguardo è una patria, un tempo, una fonte che crea legami e attaccamenti ingombri di significati a toccare l’universo al di là dei fatti, al di là della nostra singola esistenza, di significati a sfiorare finanche un oltre per noi denso e gravido di senso. E lo fa in una dimensione immaginativa e simbolica, lungo la via del sogno, del mistero, della magia.


Attraverso la vastità di una tale landa fiorente la Lovisi sembra avanzare con la stessa maestria delle figure alchemiche e arcane che accompagnano e ispirano i destini di Mena e Adriano, smarriti in una lunga separazione solo in apparenza. Le voci che si levano, dell’uno e dell’altra, mondate dal rigore di una ragione appiattita sull’illusione di ciò che è vero o falso, giusto o ingiusto, bene o male, si liberano, fremono e volteggiano come foglie mosse dal vento, sprofondano negli oscuri abissi dell’anima, si imbevono del sangue di chi l'onesta soglia ha già varcato, corrono sulle spoglie di ferite che il ricordo non ha saputo cancellare.

L’incontro a distanza di vent’anni, cercato e atteso, precipita gli eventi nell’oblio di una lucida vertigine, disperde i rumori di fondo di un respiro consumato in una stanza troppo stretta e risveglia aliti sottili, di questo e dell’altro mondo. Una nuova quotidianità, a compiacere la loro eccentrica natura, si va realizzando nelle vite di entrambi, e va svelando l’incanto che hanno davanti agli occhi. Mena congeda Flò, che sembrava un cliché di attrice adorata da tutti e maledetta, e che chiunque avrebbe potuto definire una pazza dalle manie di grandezza, esaltata dal suo lavoro e capace di darsi facilmente all’alcolismo. Adriano abbandona le vesti del rampollo di mamma, perfetto, tutto casa-lavoro-famiglia. E insieme si mettono in cammino su un sentiero che li conduce, come già gli eroi del mondo antico guidati da un nume, a discendere agli inferi, a compiere un pellegrinaggio interiore, per raggiungere infine il luogo in cui tutto ebbe inizio. Il viaggio cancella lentamente e inesorabilmente i segni dello smarrimento del proprio essere, foss’anche temporaneo, guarisce il demone che attanaglia l’anima, e in quell'ora suprema libera lei, che nella sua vita si era più esercitata alla rinuncia che alla conquista.


Abile incantatrice, Rosi Lovisi disegna la caduta in un’architettura apparentemente impossibile, in cui il tempo e la logica si sfaldano, in cui i volti sono maschere di specchi che riflettono la pienezza e l’implacabilità dell’anima, e in cui la perfezione si rivela essere solo una voce imperfetta nella schiera delle ossessioni umane.


Sabina Greco




Copertina del libro"Le voci della perfezione" di Rosa Lovisi