Sofia la richezza senza vanto | Ritratti di strada

Lei lo è per davvero, un'apparizione. Niente a che vedere con quella mariana, rispettabilissima. E neanche quella aliena, supposta in qualche punto di un mondo nostro, anche se, in quanto a stranezze può sembrare, così diversa, così unica nella sua presenza da nutrirlo il sospetto di un alieno abboccamento.  

Lei è Sofia, così almeno ho inteso, dalla sua voce, più contenuta che estesa, è ciò che basta. E si fa notare Sofia fra quei corpi acerbi ed erculei, mezzi nudi e invadenti in piena estate a trascinarsi dentro e fuori la stazione di un insueto borgo di mare, lei avvolta in più coperte a farle da vestimento e un casco da moto bianco in testa, tutto il tempo, non lo leva mai. Par enorme, quella boccia sulle spalle di una sagoma tanto esile d'assomigliare alla sola ombra di un riflesso inopportuno, pure vago tra la folla. E ugualmente vaga è la sua presenza nei dintorni, appare e poi svanisce, spunta sana come un fungo nella notte già bagnata, accenna un sorriso, per niente infastidita dalla sua stessa stravaganza, e riscompare. È la notte che si rifugia così bardata in quel di un bagno di lei stazione, suo mondo certo: si chiude dentro per guadare le oscure tenebre in attesa delle prime luci di una nuova alba, quando riaffiora per svanire nel nulla, un'altra volta, in una eterna danza che la vede lì regina. E come lei avanza fiera tra la folla che si apre lesta al suo passaggio. Occhi indiscreti la penetrano come una lama sottile che fende la carne, sguardi insolenti la cingono come un manto di limo la terra imbevuta. Ma Sofia non ne è toccata, e immutata si culla certa in quella luce sua d'appartenenza di bellezza e di magia, perché è lì il solo luogo in cui lei è già sovrana, in cui la storia è solo fiaba e il pensiero abbandonato. Lei sorride e si vive piena, ammicca a quel cuore altro che uguale al suo intona il canto di una ricchezza senza vanto. 

Voglia Iddio qui invitare, ogni anima che la incontri, or Sofia sovranamente, a ricambiare il suo sorriso senza opporle quello sguardo, così solito ed eloquente, di sdegno e aborrimento. 

 

Sabina Greco


© Teecie B - NightCafé Creator